Sterlina d’oro Giorgio V: l’ultima bullion del vecchio conio

La sterlina d’oro Giorgio V è stata l’ultima sovrana in versione bullion coniata del vecchio conio, ossia prima della riconiazione avvenuta nel 1957. La produzione di questa moneta d’oro in versione bullion è terminata nel 1932, l’anno dopo in cui il Regno Unito usciva ufficialmente dal Gold Standard.

Il “Sistema Aureo” fu adottato da gran parte delle nazioni del mondo dopo le guerre napoleoniche. Esso consisteva sostanzialmente nella convertibilità delle banconote e delle monete in oro. Il valore dell’oro custodito nei caveau della Banca d’Inghilterra determinava il valore delle monete e banconote in circolazione.

Questo sistema entrò in crisi proprio sotto il regno di Giorgio V, esattamente alla vigilia della prima guerra mondiale. Ufficialmente il Regno Unito, così come i suoi domini dell’Impero, uscì dal Gold Standard nel 1931. L’ultima sterlina d’oro bullion Giorgio V fu coniata a Pretoria, Sudafrica, nel 1932.

Infatti non solo la zecca d’Inghilterra, ossia la Royal Mint, produceva la sterlina d’oro Giorgio V, ma anche le filiale dislocate nell’Impero. Precisamente erano operative le zecche di Sidney (fino al 1926), Mumbai (dal 1918), Pretoria (1923-1932), Ottawa (fino al 1919), Perth e Melbourne.

Caratteristiche della sterlina d’oro Giorgio V

Così come le tutte le sovrane, anche la sterlina d’oro Giorgio V segue rigidamente le indicazioni del Great Recoinage, la legge promulgata nel 1816 che avrebbe portato l’anno successivo la sterlina d’oro ad essere coniata nuovamente, dopo uno stop durato più di 200 anni.

Nel 1604 la coniazione delle sovrane terminò quando sul trono di Londra sedette Giacomo VI di Scozia, da quel momento Giacomo I d’Inghilterra, che sostituì le sovrane con le Unite, per celebrare l’unione dei troni di Scozia e d’Inghilterra.

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Anni Zecca Tipologia Rarità
1911 – 1925 Londra Bullion C
1911 // Proof/ Matt Proff R/R7
» 1916 // Bullion R
» 1917 // Bullion R5
1911 – 1919 Ottawa Bullion S
1911 // Finitura Speciale R3
» 1913 – 16 // Bullion R3 – R5
» 1917 // Bullion R
1918 Bombay NC
1918 // Finitura Speciale R7
1911 – 1928 Melbourne Bullion C/ NC
» 1917/ 19 // // S
» 1920 – 24 // // R – R3
» 1927 – 28 // // R2
1911 – 1928 Pert Bullion C
» 1916 – 17 // // S
» 1925/ 27-28 // // S
» 1926 // // R
1911 – 1926 Sydney Bullion C
» 1915/ 25 // // S
» 1920 – 24/26 // // R3 – R4
1926 // Speciale Proof R4
1923 – 24 Pretoria Bullion R5/ R6
 1925 – 28 // // C
1923 Proof R2
1928 Matt Proof R6

La sterlina d’oro Giorgio V ha quindi un peso in oro di 7,322381 grammi, mentre il peso totale della stessa è pari a 7.98805 grammi. Lo spessore è di 1,52 mm e il diametro 22,05 mm.

Sul dritto troviamo ovviamente il profilo del sovrano, in questo caso re Giorgio V del Regno Unito. Intorno a quest’ultimo è impressa la dicitura in latino “GEORGIVS V D:G:BR:OMN:REX F:D:IND:IMP.”, traducibile in italiano con “Giorgio V per grazia di Dio re delle Bretagne, difensore della fede, Imperatore d’India”.

Sul rovescio della sterlina d’oro Giorgio V è disegnato san Giorgio che combatte a cavallo contro il dragone, storica opera dell’incisore italiano Benedetto Pistrucci. Sotto al disegno è indicata la data di coniazione.

Giorgio V: il re che abbandonò i titoli tedeschi

Giorgio V salì sul trono inglese nel 1910 alla morte del padre Edoardo VII, venendo incoronato l’anno successivo, come da tradizione britannica. In quel momento l’Europa viveva un periodo di relativa pace anche grazie alla politica matrimoniale di sua nonna, la regina Vittoria.

Giorgio V era infatti cugino di primo grado dello zar di Russia Nicola II e dell’imperatore Guglielmo II di Germania. Nonostante le parentele i rapporti fra il kaiser tedesco e la famiglia reale inglese non erano particolarmente buoni. Guglielmo II sebbene adorasse sua nonna Vittoria, ebbe più di un attrito con suo zio Edoardo VII del regno Unito, padre di Giorgio V.

I rapporti si incrinarono anche con Giorgio V notevolmente durante la prima guerra mondiale, che vedeva la Germania nemica dell’Inghilterra. Sorse quindi il problema dei numerosi titoli tedeschi di Giorgio V. Il nome della casata reale era Sassonia-Coburgo-Gotha, ereditato da suo nonno Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della regina Vittoria. Inoltre il nome completo del sovrano era George Frederick Ernest Albert.

Nel 1917 re Giorgio V decise di sbarazzarsi non solo dei suoi titoli tedeschi, ma anche di tutti quelli della famiglia reale. Il nome della casata tramutò in Windsor, denominazione di un famoso castello inglese. Tutt’ora la regina Elisabetta II, nipote di Giorgio V, porta questo nome.

La scelta fu ufficializzata con un proclama reale. In seguito il parlamento inglese votò il Titles Deprivation Act, che toglieva a ogni nobile di origini tedesche i titoli britannici se avessero sostenuto la Germania durante la guerra. Per paura di perdere i titoli inglesi alcuni nobili tedeschi sposarono la causa della Gran Bretagna.

La sterlina d’oro Giorgio V rappresenta quindi un sovrano che affermò con decisione la sua appartenenza alla Gran Bretagna, rinunciando a parte delle sue origini. Il Re Giorgio V fu molto popolare e grazie all’evoluzione della radio ebbe modo di parlare direttamente alla popolazione.

Nel 1932 fece gli auguri di Natale via radio con un discorso molto breve, che iniziava così:

I speak now from my home and from my heart to you all”

Frase che possiamo tradurre con “Parlo ora dalla mia casa e dal mio cuore a voi tutti”.

Viaggiò molto anche per tutte le terre del suo impero. Quando era ancora erede, nel 1901, compì un vero e proprio tour, che lo portò in Sudafrica, Canada e persino in Oceania, ossia Nuova Zelanda e Australia. Come rappresentante del trono inaugurò il primo parlamento australiano nel 1901. Successivamente si recò in India nel 1906.

Sul letto di morte, nel 1936, sembra che le sue ultime parole furono: “Come va l’Impero?”. L’anno in cui spirò Giorgio V fu molto particolare per la storia inglese, dal momento che suo figlio primogenito Edoardo VIII divenne re del Regno Unito, ma abdicò dopo nemmeno un anno in favore di Giorgio VI, figlio minore di Giorgio V.

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